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Authentica, inaugurazione il 7 dicembre

Il prossimo 7 dicembre dalle 16.30 Italia Authentica Srl, la società che nel 2016 ha rilanciato lo storico salumificio ex Cassetta di Arrone, fiore all’occhiello della Valnerina, aprirà i battenti per inaugurare il nuovo sito produttivo, interamente ristrutturato e pronto ad accogliere addetti ai lavori e operatori del settore. Il programma prevede una visita guidata ai reparti dello stabilimento e la presentazione del progetto Authentica: cibi e culture, promosso dal Presidente Sergio Marini con l’obiettivo di costruire un polo di eccellenza agroalimentare in cui realizzare iniziative a carattere culturale, scientifico e divulgativo sul tema dell’alimentazione.

La società vuole infatti allestire spazi destinati alla ricettività socio-turistica in cui sia possibile intraprendere un viaggio nella conoscenza del cibo, attraverso corsi di cucina, workshop sui processi produttivi e degustazioni. Non dunque una realtà distaccata o “costruita” appositamente per il visitatore, ma un full immersion al centro di un sistema che unisce impresa, territorio e comunità.

Seguirà una degustazione di salumi ottenuti dalle pregiate carni del Nero Brado, suino rustico oggetto di una ricerca – condotta da Italia Authentica Srl in collaborazione con UNIPG e altre realtà locali – volta ad accertare le qualità nutritive dei tagli di suino allevato, nutrito e lavorato in modo naturale e sostenibile. Al termine verranno esposti i risultati del primo anno di sperimentazione.

L’atteso “taglio del nastro” avverrà al cospetto di istituzioni e autorità locali, per i quali il sito industriale ex Cassetta ha da sempre rappresentato una leva strategica nello sviluppo del territorio.

 

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Italia Authentica al Festival della Gastronomia 2018

La Confederazione produttori agricoli – Copagri sarà presente con un proprio spazio espositivo all’edizione 2018 del “Festival della Gastronomia”, che si terrà da sabato 27 a martedì 30 ottobre presso le Officine Farneto di Roma, in via Monti della Farnesina 77, con il patrocinio dell’Unicef. La popolare manifestazione, ideata da Luigi Cremona e Witaly e dedicata all’arte gastronomica, ospita numerose e variegate iniziative che mirano a valorizzare i giovani talenti del settore; tra i tanti che parteciperanno al Festival in numerose vesti, infatti, verranno scelti i fortunati vincitori dei premi “Miglior Emergente Chef d’Italia”, “Miglior Emergente Pizza Chef d’Italia” e “Emergente Sala”. A completare l’edizione 2018 del festival ci sono, oltre a numerosi corsi di degustazione e laboratori di cucina, nonché incontri, seminari e convegni, il contest “Acqua di chef”, il “Mr. Doyle – The Real Smoke Barbecue Festival” e la premiazione dei Ristoranti e degli Alberghi della Guida Touring Club italiano. Maggiori dettagli sulle iniziative e il calendario completo del Festival sono su http://www.festivaldellagastronomia.com/.
“Per promuovere le produzioni agroalimentari nazionali è fondamentale coinvolgere il mondo della ristorazione e iniziative di portata internazionale come il ‘Festival della Gastronomia’ sono esemplari in questo senso, poiché permettono alle aziende e ai produttori di confrontarsi direttamente con gli chef, sensibilizzandoli ulteriormente sull’importanza di utilizzare prodotti del nostro territorio”, afferma il presidente della Copagri Franco Verrascina. “Non va infatti dimenticato che gli chef italiani sono i veri e propri ambasciatori del made in Italy nel mondo”, sottolinea il presidente.
Le aziende Copagri presenti al Festival sono: la Demetra Srl formaggi, con i salumi e gli insaccati del Lazio; il consorzio dei prodotti tipici della provincia di Rieti, con olio, vino, pasta, conserve e cereali provenienti dal reatino; la Italia Authentica Srl, con i salumi e gli insaccati della Valnerina; l’azienda di Stefano Bellagamba, con passate di pomodoro, sughi pronti, vellutate, salse e confetture.

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Italia Authentica con UNIPG in un progetto sull’alimentazione

Italia Authentica Srl, impresa agroalimentare della quale la Fondazione ha curato lo startup, è titolare e capofila di un progetto finanziato dalla Regione Umbria nell’ambito della misura PSR 16.2.2 “Cooperazione”, inerente un progetto di sperimentazione denominato Suino semi-intensivo umbro per salumi di qualità che terminerà nel 2019. L’autorevole Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università degli Studi di Perugia, guidato dai responsabili tecnici Prof. Morbidini e Prof. Pauselli con il coordinamento del Ce.S.A.R., si occuperà delle fasi di analisi, testing e valutazione dei risultati scientifici raggiunti. Gli altri partner del progetto sono Valnerina Authentica Srl, AGRIGEST Soc. Coop. Agricola, F.lli Venanzi R.O.M.A. Snc di Venanzi Olimpio & Andrea, Azienda Agricola di Benedetti Agostino e Azienda Agricola RINO di Picchioni Rino, tutte aziende residenti in Umbria, unite per dimostrare che la carne di suino allevato, nutrito e lavorato in modo naturale, sano e sostenibile produce effetti positivi sia a livello di impatto ecologico-ambientale, sia a livello economico, sia soprattutto sul piano della salute per l’uomo. La ricerca vuole infatti confutare una tesi, rectius una moda ormai diffusa, contraria al consumo della carne – in particolare di quella rossa – etichettata come alimento cancerogeno e dannoso per l’organismo, ancora oggi bersaglio di una disinformazione epidemica e di una propaganda denigratoria sui media e nell’opinione pubblica. Riportiamo un breve estratto degli obiettivi della ricerca, per la quale ci congratuliamo con tutti i soggetti coinvolti.

I prodotti della filiera, (alimenti utilizzati, carni fresche e trasformate), saranno sottoposti ad analisi di laboratorio approfondite per saggiarne la qualità negli aspetti più favorevoli nei confronti della salute del consumatore, in maniera individuale per carne fresca (Longissimus) e salami, di massa per gli altri prodotti trasformati. Gli animali saranno macellati alla categoria del suino semi pesante (130 kg), per venire incontro sia alle esigenze degli allevatori con riduzione del ciclo, con ovvi risparmi alimentari sia alle esigenze ambientali, con ricadute positive importanti, in quanto un ciclo più corto comporta escrezioni azotate più limitate da parte degli animali. La prova prevede l’espletamento di un Consumer Test (Central location test) per indagare l’accettabilità dei prodotti da parte di consumatori non addestrati. Il progetto si pone l’ambizioso e concreto obiettivo di sviluppare una nuova filiera quella del suino semi-pesante, che ad oggi non è mai stata prima d’ora veramente indagata, in virtù delle attività previste dal piano di progetto, verrà dimostrato che il livello di replicabilità è massimo, infatti le due aziende Benedetti ed Agrigest, saranno in grado immediatamente di avviare a regime la produzione e di immettere l’innovazione nel mercato, in quanto: 1) Il progetto di innovazione avrà testato le razioni mangimistiche più consone alla produzione; 2) I carichi ambientali saranno notevolmente ridotti (visto il ciclo più corto ed il tipo di alimentazione); 3) La redditività dell’allevatore è sicuramente aumentata in quanto il ciclo produttivo è più corto.

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Una Pasqua tipica umbra: corallina e torta al formaggio

Durante il periodo Pasquale la cucina umbra si arricchisce di profumi e sapori inebrianti. Alla scoperta dei dolci (e salati) piaceri della gastronomia locale, tra pizze artigianali e salumi dal caratteristico sapore.

 

LA CORALLINA. ORIGINI E CARATTERISTICHE

La Corallina è uno degli insaccati più diffusi della Regione e rappresenta la variante umbra del salame lardellato o di Fabriano. L’impasto è ottenuto dalla macinatura fine di tagli di carne selezionate e ben rifilate. La maturazione avviene in ambienti areati e riscaldati mentre la stagionatura avviene in locali freschi e umidi, e può durare fino a tre mesi. Oltre che nel periodo di Pasqua, in abbinamento alla pizza salata, la Corallina è ottima da gustare come antipasto sopra la tipica focaccia, ma anche affettata nel tagliere misto, insieme a una selezione di formaggi locali e del buon miele.

 

LA COLAZIONE PASQUALE IN VALNERINA

A cavallo tra marzo e aprile in Umbria si comincia a sfornare la superba Torta o “crescia” salata, prelibatezza al pecorino e grana ormai diffusa in tutto il territorio; la tradizionale Pizza dolce, soffice e molto speziata, in origine preparata dalle donne di casa il giovedì Santo; la curiosa ciaramicola, simile per forma ad una ciambella, tipica dell’area di Perugia. Ad accompagnare, oltre alle uova, è di solito presente un ricco tagliere di salumi locali, divenuti ormai simbolo della stagione: vi troviamo il capocollo, prodotto secondo le antiche ricette norcine, il filone magro, o lombetto, salsicce secche e naturalmente il salame Corallina, eccellenza della gastronomia nostrana e prodotto di punta dell’azienda Cassetta Salumi. Tali prodotti ormai da secoli affollano la tavola delle famiglie umbre la mattina di Pasqua.

 

CORALLINA “AL METRO”, EDIZIONE SPECIALE 2017

Cassetta Salumi, in occasione delle festività, ha realizzato un’edizione limitata della Corallina, in varie lunghezze da uno a tre metri. Si tratta di una versione speciale da esposizione o da regalo, disponibile presso il punto vendita del nostro salumificio ad Arrone (TR). Vi aspettiamo, buone feste a tutti!

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San Benedetto da Norcia apre le porte alla primavera

Il 21 marzo, equinozio di primavera, si ricorda una delle maggiori guide spirituali del luogo: San Benedetto, patrono d’Europa e fondatore dell’omonimo ordine, ha diffuso la parola di Dio attraverso la formula “ora et labora”. Nonostante i recenti crolli della Basilica di Norcia a lui dedicata, il suo messaggio di integrità morale e rettitudine è seguito da fedeli di tutto il mondo.

 

LA VITA ASCETICA

San Benedetto, figlio di un alto funzionario romano, nacque a Norcia verso la fine del V secolo. Dopo la morte dei genitori si trasferì a Roma con la sorella – Santa Scolastica, ndr – per approfondire gli studi letterari, ma li abbandonò presto a causa della dissolutezza della città; in seguito si ritirò in preghiera nella Valle dell’Aniene, ove visse da eremita per quasi tre anni, e infine si trasferì a Subiaco diventando la guida spirituale per alcuni monaci. Qui, predicando la Parola del Signore, accolse discepoli sempre più numerosi, fino a creare una vasta comunità di tredici monasteri, ognuno con dodici monaci e un proprio abate. Più volte rischiò di essere avvelenato a causa della sua dottrina rigida; per salvare i suoi seguaci si diresse quindi verso Cassino dove, sopra un’altura, fondò il monastero di Montecassino, edificato sopra i resti di templi pagani.

 

LA REGOLA

Nel monte di Montecassino, Benedetto compose la sua Regula intorno al 540 combinando l’insistenza sulla buona disciplina con il rispetto per la personalità umana e le capacità individuali, nell’intenzione di fondare una scuola del servizio al Signore. I due cardini della vita comunitaria sono il concetto di stabilitas loci – l’obbligo di risiedere per tutta la vita nello stesso monastero contro il vagabondaggio allora piuttosto diffuso – e la conversatio, cioè la buona condotta morale, la pietà reciproca e l’obbedienza all’abate, il “padre amoroso” (il nome deriva proprio dal siriaco abba, “padre”) mai chiamato superiore, che scandisce il tempo nelle varie occupazioni della giornata durante la quale la preghiera e il lavoro si alternano nel segno del motto ora et labora.

 

L’ORDINE E LA CROCE

I monasteri che seguono la regola di san Benedetto sono detti benedettini. Anche se ogni monastero è autonomo sotto l’autorità di un abate, si organizzano normalmente in confederazioni monastiche, tra cui le più importanti sono quelle di Montecassino e Subiaco. A Montecassino Benedetto visse infatti fino alla morte, avvenuta per febbre il 21 marzo 547, quaranta giorni circa dopo la scomparsa di sua sorella Scolastica, ricevendo l’omaggio dei fedeli in pellegrinaggio. Le diverse comunità benedettine ricordano la ricorrenza della morte del loro fondatore il 21 marzo, mentre la Chiesa cattolica ne celebra ufficialmente la festa l’11 luglio da quando Papa Paolo VI lo ha proclamato patrono d’Europa nel 1964.
Le origini della medaglia di san Benedetto sono antichissime. Papa Benedetto XIV ne ideò il disegno e col “Breve” del 1742 approvò la medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede. Sul diritto della medaglia, san Benedetto tiene nella mano destra una croce elevata verso il cielo e nella sinistra il libro aperto della santa Regola. Sull’altare è posto un calice dal quale esce una serpe per ricordare un episodio accaduto a Benedetto: il Santo, con un segno di croce, avrebbe frantumato la coppa contenente il vino avvelenato datogli da monaci attentatori.

 

LA BASILICA (da Norcia.it)

La chiesa, secondo la tradizione cristiana, sorge sopra la casa natale del Santo, il cuore della Chiesa, nell’area della cripta sono visibili i ruderi di una struttura romana preesistente. L’interno, a croce latina, ha subito varie modifiche nel corso dei secoli, e non segue uno stile ben preciso: elementi romanici, gotici e barocchi si mescolano tra loro. Alle pareti si possono ammirare interessanti tele di pittori locali, riguardanti la vita del santo. L’esterno si presenta, nonostante il sisma, con una maestosa facciata arricchita da un rosone, accompagnato dai simboli dei quattro evangelisti, e da un ricco portale abbellito da rilievi e statue. Uscendo dalla porta principale e volgendo a sinistra, sotto un portico del 1500 si allineano le antiche “Misure” di età medioevale, grossi recipienti di pietra, usate durante i mercati come unità di misura per le merci.

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Nei luoghi di San Valentino, patrono di Terni e dell’Amore

Il longevo martire, vissuto in epoca romana, è conosciuto per l’omonima festa degli innamorati celebrata in tutto il mondo. Nel borgo di Casteldilago, a due passi dal nostro stabilimento, sorge una Chiesa a lui dedicata, sulle cui fondazioni si racconta che un tempo il giovane Santo si ritirasse in preghiera.

 

LA VITA

San Valentino, Vescovo e martire, nacque a Terni alla fine del II secolo. Giovane diacono, la sua fama si sparse in tutta l’Umbria e nel 203 d.C., su richiesta dei suoi concittadini, e fu consacrato Vescovo da San Feliciano che ne aveva ricevuto il benestare dal Papa San Vittore. I biografi ricordano che il suo apostolato si esplicava soprattutto attraverso la guarigione ottenuta per mezzo della fede (il nome stesso lo starebbe a indicare: Valentino deriverebbe dal latino “valere” cioè “star bene in salute”) e proprio una di queste benedizioni fu causa del suo martirio.
Sotto Aureliano infatti Valentino, vescovo quasi centenario, fu chiamato a Roma al capezzale di Cheremone, figlio del celebre oratore ateniese Cratone, per guarirlo da un male incurabile; il Santo accettò, in cambio della conversione del padre. Il fatto fece scalpore e la casa romana di Valentino divenne meta di ogni genere di malati, con grande numero di conversioni e di proseliti. Tra coloro che si convertirono al Cristianesimo vi fu anche il figlio del Prefetto di Roma. Quest’ultimo però fece arrestare Valentino e in tribunale lo invitò a sacrificare agli Dei, ma lui si rifiutò e venne flagellato in pubblico. Furono poi arrestati tutti i suoi seguaci e gettati in carcere, dal quale, si scrive, anziché lamenti si udivano canti gioiosi. Il Prefetto nottetempo allontanò Valentino e lo fece decapitare: era il 14 febbraio 273 d.C. Il corpo fu riportato a Terni lungo la Via Flaminia e sepolto su una collina fuori dalle mura della città, in un’area cimiteriale sulla quale poi sorse la Basilica che dal Santo prese il nome.

I MIRACOLI

Numerosi sono gli episodi che si raccontano circa l’origine della tradizione che vede San Valentino protettore degli innamorati. Una di esse riferisce che Valentino, graziato ed “affidato” ad una nobile famiglia, compì il miracolo di ridare la vista alla figlia cieca del suo carceriere: Valentino, quando stava per essere decapitato, teneramente legato alla giovane, la salutò con un messaggio d’addio che si chiudeva con le parole: “…dal tuo Valentino”.

Un’altra narra come un giorno il vescovo, passeggiando, vide due giovani che stavano litigando ed andò loro incontro porgendo una rosa e invitandoli a tenerla unita nelle loro mani: i giovani ci riuscirono senza pungersi e si allontanarono riconciliati. Una variante di questa storia racconta che il santo sia riuscito ad ispirare amore ai due giovani facendo volare intorno a loro numerose coppie di piccioni che si scambiavano dolci gesti d’affetto; da questo episodio si crede possa derivare anche la diffusione dell’espressione piccioncini.

Secondo un’altra leggenda Valentino, già vescovo di Terni, unì in matrimonio la giovane cristiana Serapia e Sabino, centurione romano. L’unione era ostacolata dai genitori di lei ma, vinta la resistenza di questi, alla vigilia delle nozze si scoprì che la giovane era gravemente malata. Sabino chiamò Valentino al capezzale dell’amata chiedendo di non essere mai più separato da lei: il Santo vescovo lo battezzò, sposò la coppia e subito dopo i due giovani si addormentarono abbracciati nel sonno eterno.

LA RICORRENZA

Il 14 febbraio è diventato quindi il giorno in cui si celebra in tutto il mondo la ricorrenza di San Valentino, già Patrono di Terni e protettore di tutti gli innamorati. In seguito è nata l’usanza di scambiarsi bigliettini affettuosi, i c.d. “valentini”, doni scherzosi, dolci e fiori. A Terni, la festa del patrono è preceduta e seguita da un fitto calendario di iniziative religiose, culturali, musicali e sportive, gli “Eventi Valentiniani” dedicati al santo dell’amore che caratterizza l’intero mese di febbraio e che fa della città una meta privilegiata di tutte le coppie di innamorati di qualsiasi età e provenienza.

 

RICETTE

Per uno spuntino veloce ma gustoso durante le vostre gite d’amore, GialloZafferano consiglia Il Croque monsieur: una preparazione di origine francese consistente in un toast farcito con prosciutto cotto e groviera grattugiato alla julienne, gratinato e servito caldo. Quale miglior occasione chi visitare le romantiche Cascate delle Marmore o regalarsi un tour in battello del delizioso lago di Piediluco assaporando il nostro Prosciutto cotto di filiera Cassetta Salumi?

 

San Valentino salumi

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La Cinta Senese. Nei nostri boschi una razza suina d’eccellenza

La prima traccia storica si trova nel noto affresco “Effetti del Buon Governo” di Ambrogio Lorenzetti, risalente alla prima metà del ‘300 ed esposto nel Palazzo Pubblico di Siena.

La Cinta Senese è originaria delle colline dell’alta Toscana e dell’Umbria. Razza antichissima, dal tipico mantello scuro, robusta e assai pregiata, si distingue dagli altri suini per una caratteristica fascia bianca che allaccia, “cinge” il garrese, il torace, le spalle e le zampe anteriori da cui deriva il nome. Come tutte le razze suine di natura selvatica in via di estinzione, è molto rustica e quindi ideale per l’allevamento allo stato brado e semibrado. Le sue caratteristiche genetiche, ma soprattutto la particolare alimentazione a base di ghiande, radici e piante del sottobosco conferiscono alle carni di Cinta proprietà e qualità organolettiche uniche:

• la carne, dal colore rosso intenso, risulta essere più sapida, gustosa e succulenta rispetto agli altri suini;

• migliori qualità dietetiche grazie alla concentrazione di grassi insaturi (Omega 3, omega 6) che ostacolano il colesterolo;

• un grasso più fluido, che favorisce nei salumi una migliore diffusione degli aromi usati per la speziatura, rendendoli più gradevoli al palato.

Le carni di Cinta Senese sono utilizzate per la realizzazione di insaccati della tradizione umbra e toscana (prosciutto, salame, salsicce) e come carne fresca da cuocere alla griglia. Il grasso abbondante delle spalle è utilizzato per la produzione di lardo. Diffusa è anche la lavorazione della nota porchetta. A livello europeo, nel marzo 2012, la denominazione Cinta Senese – riservata esclusivamente alle carni suine di animali nati, allevati e macellati in Toscana secondo tradizione – ottiene il marchio DOP. Il Consorzio di Tutela ha recentemente pubblicato un disciplinare sulle caratteristiche dell’allevamento. Oggi Cassetta Salumi sperimenta l’impiego di tagli di Cinta Senese per produrre salumi di alta gastronomia, all’insegna della tradizione norcina locale.

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Ricetta: cotechino e lenticchie di Castelluccio IGP

Ormai a ridosso del Capodanno 2017, Cassetta Salumi propone la ricetta originale del cotechino nostrano con le lenticchie, rigorosamente provenienti da Castelluccio di Norcia.

 

La storia del cotechino – Da GialloZafferano.it

“…il cotechino nasce come piatto povero che mangiavano i contadini abitualmente con le zuppe di legumi ed il minestrone. Prodotto tipico di Modena, il cotechino era anticamente preparato solo ed esclusivamente dai “lardaroli” ed i “salsicciari”, gli ex “beccai”, che si riunirono in corporazione autonoma solo a partire dal 1547. In realtà, però, la prima citazione riguardo al cotechino viene fatta solo duecento anni dopo, nel 1745, in un calmiere e la prima ricetta appare l’anno dopo. L’importanza che ha assunto il cotechino ai giorni nostri, la si deve però al grande padre della cucina italiana Pellegrino Artusi che, nella sua immensa opera, “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene”, parla del famoso “cotechino fasciato”.

 

La lenticchia IGP di Castelluccio di Norcia – Da lenticchiaigpcastelluccio.it

“La storia di questo prezioso legume è antichissima. È coltivato da sempre sui piani carsici di Castelluccio, all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, ad un’altezza di circa 1.500 metri. La quantità prodotta in media all’anno è limitata. Questo la rende un prodotto di nicchia. Grazie alle condizioni climatiche piuttosto rigide in cui nasce, la lenticchia di Castelluccio è l’unico legume che non ha bisogno di essere trattato per la conservazione perché non è attaccata dal tonchio, insetto le cui larve si nutrono dei legumi. La lenticchia di Castelluccio possiede delle notevoli qualità nutritive: tutte le sue proteine, vitamine, fibre e sali minerali a rendono ottima per chi necessita di una dieta ricca di ferro, potassio e fosforo, povera di grassi e molto nutritiva. Un’altra caratteristica importante della lenticchia di Castelluccio è la buccia sottile e tenera che consente direttamente la cottura senza ammollo, riducendo notevolmente tempi di preparazione.”

 

La ricetta – Da castellucciodinorcia.eu

Ingredienti: PER 4 PERSONE: 400 gr. di lenticchia, 1 Cotechino da gr 400; cl 100 di passata di pomodoro, 1 spicchio d’aglio, 1 costa di sedano.
Preparazione: Mettete in una pentola la lenticchia, aggiungete uno spicchio d’aglio la costa di sedano tagliata a cubetti aggiungete acqua fredda fino coprire il tutto abbondantemente. Portare ad ebollizione a fiamma vivace, quindi abbassare la fiamma in modo che l’acqua continui a bollire lentamente. Quando occorre altra acqua, aggiungere sempre acqua bollente altrimenti si ferma la cottura delle lenticchie. Appena l’acqua inizia a bollire aggiungete il cotechino e la passata di pomodoro. Cuocete insieme a fuoco lento per circa 40 minuti. Se occorre aggiungete del sale. A cottura quasi ultimata della lenticchia togliete il cotechino, tagliatelo a fette spesse e rimettetelo insieme alla lenticchia per circa 2/3 minuti. Fate le porzioni su 4 terrine e mangiate il tutto accompagnandolo con una fetta di pane casereccio e un buon bicchiere di vino rosso. Per non caricare troppo la pietanza e possibile cuocere il cotechino a parte; appena cotto tagliarlo a fette spesse, quando la lenticchia e quasi cotta, a trentacinque minuti dall’inizio della bollitura, aggiungete le fette di cotechino alla lenticchia e fatele bollire lentamente insieme per cinque minuti massimo.

 

Buon Appetito e Buone Feste a tutti dallo staff di Cassetta Salumi e da Italia Authentica Srl!

Cassetta Salumi

Norcineria di eccellenza, Una buona fetta d’Umbria, Gastronomia del suino

Il salumificio di Arrone, borgo più bello d’Italia nel cuore della Valnerina, Salumi tipici locali e nazionali di alta qualità, Prodotti a km 0 e filiera corta

La Cassetta Salumi sorge ad Arrone dove sono ancora immutati gli usi dell’antica arte dei maestri salumieri norcini. Ambiente naturale, clima favorevole, aria purissima filtrata dai boschi favoriscono l’ideale stagionatura dei nostri salami, esaltandone la qualità. La stagionatura è una delle fasi più delicate di tutta la trasformazione delle carni. I nostri esperti devono saper cogliere il momento di giusta maturazione dei salumi; ed in questo siamo favoriti dall’aria fina e purissima della Valnerina, una componente essenziale ed insostituibile per garantire una perfetta stagionatura. Al lavoro dei nostri maestri salumieri, aggiungiamo soltanto, la sicurezza e la garanzia che la moderna tecnologia può offrire. E’ indispensabile un controllo scrupoloso in ogni fase del ciclo produttivo. I salumi Cassetta arrivano sulla vostra tavola solo dopo un accurata selezione e un rigoroso controllo dei requisiti qualitativi. Infatti soltanto la costanza della qualità può garantirci la fiducia dei veri buongustai. Mortadella, prosciutto cotto, prosciutto arrosto, prosciutto di Norcia IGP, salame corallina, salame milano, salame ungherese, salame ternano, salame perugino, capocollo umbro, umbr8, filone stagionato, lombetto, coppa, pancetta, salsiccia fresca e secca, zampone. Cascata delle Marmore, Parco fluviale del Nera, Arrone, Terni, Italia Authentica Srl. www.cassettasalumi.it – www.facebook.com/cassettasalumi – www.twitter.com/cassettasalumi

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Il Parco fluviale del Nera e la Cascata delle Marmore

Cassetta Salumi sorge nel cuore del Parco fluviale del Nera, definito il “Parco delle acque”, che comprende il tratto della bassa Valnerina dalle ultime frazioni di Ferentillo fino alla Cascata delle Marmore. Elemento caratterizzante il parco è il corso medio inferiore del fiume Nera che, con le sue acque limpide e cristalline, scorre per circa venti chilometri.

 

La storia del territorio è tutta legata al complesso rapporto tra l’uomo e l’acqua. Elemento vitale, ma al contempo da controllare, l’acqua della valle del Nera fu per prima regimentata dai Romani che aprirono la strada alla colonizzazione agricola del territorio. A loro si deve la bonifica del Lacus Velinus, le cui acque vennero convogliate in quelle del Nera a formare la Cascata delle Marmore, famosa per lo spettacolare salto d’acqua di 165 metri.

Il territorio è inoltre caratterizzato da piccoli borghi fortificati e da castelli sorti nel periodo medievale. Partendo da Terni si incontrano in sequenza: Collestatte, Torre Orsina, Casteldilago (dove ha sede lo storico stabilimento ex Cassetta Salumi), Arrone, Montefranco, Ferentillo, Macenano e Terria, nati per svolgere una funzione di controllo su importanti snodi viari. A est si trova Polino, il comune più piccolo dell’Umbria, arroccato sulla montagna a ridosso delle antiche vie di transumanza. Il Parco confina a sud con il Lago di Piediluco, importante bacino idrico che alimenta la Cascata, ultimo residuo del Lacus Velinus. Esso è noto per la pratica del canottaggio, oltre che come rinomata località turistica.

Nell’area del parco, oltre all’abbazia di San Pietro in Valle e al Museo delle Mummie di Ferentillo, ti consigliamo anche la visita di alcuni reperti archeologia industriale: centrali idroelettriche e fabbriche, oggi dimesse, nate grazie all’abbondanza di energia prodotta dalle acque del Nera e del Velino. Di particolare interesse lo stabilimento elettrochimico di Papigno, set cinematografico in cui il premio Oscar Roberto Benigni ha girato gran parte del film La Vita è Bella e Pinocchio.

La visita alle bellezze naturali e culturali del parco può essere integrata attraverso la pratica di sport quali canottaggio, rafting, torrentismo, arrampicata che seppur considerati “estremi” sono in realtà praticabili in massima sicurezza, anche da bambini, grazie al supporto di scuole e specialisti del settore.

TRATTO DA UMBRIATOURISM, https://www.umbriatourism.it/it/-/parco-fluviale-del-nera

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Il salumificio di Arrone, borgo più bello d’Italia nel cuore della Valnerina, Salumi tipici locali e nazionali di alta qualità, Prodotti a km 0 e filiera corta

La Cassetta Salumi sorge ad Arrone dove sono ancora immutati gli usi dell’antica arte dei maestri salumieri norcini. Ambiente naturale, clima favorevole, aria purissima filtrata dai boschi favoriscono l’ideale stagionatura dei nostri salami, esaltandone la qualità. La stagionatura è una delle fasi più delicate di tutta la trasformazione delle carni. I nostri esperti devono saper cogliere il momento di giusta maturazione dei salumi; ed in questo siamo favoriti dall’aria fina e purissima della Valnerina, una componente essenziale ed insostituibile per garantire una perfetta stagionatura. Al lavoro dei nostri maestri salumieri, aggiungiamo soltanto, la sicurezza e la garanzia che la moderna tecnologia può offrire. E’ indispensabile un controllo scrupoloso in ogni fase del ciclo produttivo. I salumi Cassetta arrivano sulla vostra tavola solo dopo un accurata selezione e un rigoroso controllo dei requisiti qualitativi. Infatti soltanto la costanza della qualità può garantirci la fiducia dei veri buongustai. Mortadella, prosciutto cotto, prosciutto arrosto, prosciutto di Norcia IGP, salame corallina, salame milano, salame ungherese, salame ternano, salame perugino, capocollo umbro, umbr8, filone stagionato, lombetto, coppa, pancetta, salsiccia fresca e secca, zampone. Cascata delle Marmore, Parco fluviale del Nera, Arrone, Terni, Italia Authentica Srl. www.cassettasalumi.it – www.facebook.com/cassettasalumi – www.twitter.com/cassettasalumi

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All’Ipercoop di Terni la mortadella da Guinness

Pesa oltre 9 quintali ed è lunga più di 6 metri. Al momento è una… semplice mortadella, ma potrebbe diventare la Mortadella più grande del mondo, quando lo attesterà la giuria della Guinness World Record, proprio quella che pubblica ogni anno l’omonima raccolta, il libro più letto dopo la Bibbia e il Corano. Sabato 9 luglio alle ore 11.00 si terrà presso l’Ipercoop di Terni in Via Gramsci, l’ultima tappa della solenne certificazione, con il taglio della #Mortadellona di Cassetta Salumi.

E’ stata realizzata nello storico stabilimento ex Cassetta della Valnerina, nel cuore dell’Umbria, di recente rilevato da un gruppo di soci locali animati dalla volontà di rilanciare il salumificio e di realizzare, nella vasta area situata a pochi minuti dalla Cascata delle Marmore, un centro di eccellenza agroalimentare che vedrà l’attivazione di altre filiere produttive tipiche della regione, in stretta sinergia con iniziative di carattere culturale e scientifico in materia di cibo e alimentazione.

“La caratteristica saliente di questa mortadella gigante – fa notare Giulio Reali, il Mastro Norcino responsabile del salumificio ex Cassetta Salumi e ora Valnerina Authentica – è che si tratta di un unico blocco e non di più pezzi aggiuntati con le etichette. Che sappia io – prosegue – non esistono infatti salumifici che dispongano di sale di cottura grandi come la nostra, di quasi 50 metri quadrati”.

Una curiosità, per finire: ma che c’entra l’Umbria con la mortadella, che sappiamo nata a Bologna e talmente immedesimata nella città d’origine che suole chiamarsi anche semplicemente “Bologna”?

C’entra sicuramente – svela Reali – se è vero che una delle ricette più antiche della mortadella sembra sia stata inventata proprio in Umbria, dai frati di Assisi!

 

Alcune foto scattate durante la pesatura ufficiale (clicca per ingrandire)

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